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Piccole soddisfazioni

Ieri sera abbiamo avuto degli amici a cena, finalmente. Era da tempo che dovevamo invitarli e per un motivo o per l’altro abbiamo sempre rimandato; la serata è stata super piacevole anche se leggermente troppo carboidratata e siamo stati benissimo. Hanno portato una torta gelato al caffè superlativa che ha glissato senza troppi complimenti i miei mini clafoutis alla fragola, che sarebbero stati ottimi se non avessi voluto fare di testa mia aggiungendo della farina perché il composto mi pareva troppo liquido. DEVE essere liquido. Riproverò senz’altro e metterò sul blog la ricetta con le foto, visto che in questi mesi di silenzio ho ricevuto un dono meraviglioso con cui posso finalmente scatenarmi.

Tornando alla cena, non ho precisato che i nostri amici, così come del resto anche il mio moroso, sono fumatori, e tutti e tre ci hanno dato dentro con le sigarette durante la serata, che si è protratta fino a tarda ora. Bene, sono felicissima di dire che né dopo la cena, né dopo il caffé, né mentre bevevamo l’amaro mi è venuto in mente di fumare, o ho provato il desiderio di farlo. In questo periodo così avaro di soddisfazioni, mi tengo stretta questa e vado avanti, sperando che vengano tempi migliori anche dal punto di vista meteorologico. Fa un freddo cane e di spiaggia o almeno piscina non se ne parla proprio.

Verranno tempi migliori.

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Keep the motivation – Il Picnic

Ho letto in giro che una delle minacce principali che adombrano il sentiero luminoso dell’ex fumatore (e dell’ex fumatrice) è la perdita di motivazione (lo so, fa molto iuessai, ma tant’è, se la sono inventati loro questa cosa della motivazione e io gliene rendo merito) con conseguente aumento esponenziale delle possibilità di ricaduta nel meraviglioso vortice della nicotina. Ecco allora che procedo con il giochetto più vecchio del mondo : l’autoconvincimento. Ne ho una per tutte le stagioni: non sono mai stata così magra in vita mia (estate) – il mio lavoro mi piace un sacco (sempre) – tutto sommato non mi interessa molto della moda (di solito al cambio stagione, quando ti rendi conto che l’anno precedente andavi in giro con delle cose improponibili) – chissenefrega di quello che pensano gli altri (sempre) – con questi capelli corti sembro più giovane (oggi 😦 ). Ora è il turno di “fumare non mi è mai piaciuto”.

E’ primavera e, grazie alle feste ed al sole ritrovato, noi si suole ormai da qualche anno ritrovarci in campagna, finchè ce ne rimane una, con l’unico obiettivo di aumentare smisuratamente il nostro CIL (Colesterolo Interno – Lardo) con sfiziose merende a base di porchetta e vino rosso. Tale illustre simposio prende il nome di Candola, dallo strumento che serve per estrarre il vino dalla damigiana. Orbene, fu proprio in occasione di uno di questi lieti convivi, quattro anni orsono, il primo momento in cui mi resi conto che ero completamente dipendente dalle maledette cicche. Immaginate la scena: domenica pomeriggio inoltrato, penso fosse il 2 giugno. Nessuno dopo tutta la giornata ha più neanche l’ombra di una sigaretta, siamo sul Brenta ed il primo distributore (è domenica) chissà dov’è, nessuno ha voglia di andare all’avanscoperta. I fumatori si scrutano tra di loro per cogliere in flagrante il più ingenuo, il più inetto o il più brillo tra loro che malauguratamente si sogni di estrarre il pacchetto ancora pieno dalla tasca. Alcuni si allontano verso la macchina, soli, con fare guardingo e misterioso, per tornare dopo qualche minuto con l’aria di chi ce l’ha fatta. Io, completamente senza cicche, perdo qualsiasi desiderio: niente pallavolo, niente partita di carte, chissenefrega del freesbe, lungi da me vino e porchetta: l’unica cosa che voglio è una sigaretta. Dopo parecchie ore in questo stato , la proverbiale illuminazione mi folgora, appunto, come una botta in testa: sono completamente succuba delle sigarette, anche se non mi piacciono poi tanto, anche se non fumo senza chewing gum. Decido così di iniziare il primo calvario, durato ben poco: dopo qualche mese riprendo alla grande.

Riuscirò anche questa volta a superare la prova pic nic? Domani, 25 aprile, l’ardua sentenza! Intanto, sotto con il keep the motivation. Devo scrivere 200 volte la frase: fumare non mi è mai piaciuto.

fumare non mi è mai piaciuto fumare non mi è mai piaciuto fumare non mi è mai piaciuto fumare non mi è mai piaciuto fumare non mi è mai piaciuto fumare non mi è mai piaciuto fumare non mi è mai piaciuto fumare non mi è mai piaciuto fumare non mi è mai piaciuto fumare non mi è mai piaciuto fumare non mi è mai piaciuto fumare non mi è mai piaciuto …

(Vale il copiaincolla?)

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Smetto con uno e attacco con l’altro

Era troppo bello per essere vero. Come da copione, la mia vita non poteva scorrere fluida e libera dalle dipendenze. No, neanche per sogno. Smetto, anzi, tento di smettere con le sigarette ed attacco con il caffè.

Eh già. Passata indenne attraverso una gincana di genitori morbosamente attaccati alla macchinetta del caffè, compagni di appartamento e amici ultraortodossi della moka e colleghe assatanate di caffeina, ecco che mi ritrovo ora a smaniare per questo composto scuro e allappante, dall’odore sommamente disgustoso ma, chissà perchè, assolutamente irresistibile. Però… ovviamente c’è sempre un però. Così come non fumavo se non avevo una gomma da masticare perchè fondamentalmente il sapore della sigaretta mi faceva schifo, così ora non mi bevo mica il caffè in quanto tale, non sia mai. Ci devo sempre mettere del mio, io. Quindi, tra tutte queste opzioni che abbiamo a disposizione, quale scelgo?

Non ne scelgo nessuna, ovviamente!

A me piace solo ed esclusivamente questo: .

Non è per fare pubblicità, ma è veramente una cannonata, una bomba, orzo (che è quello che bevevo anche prima di scoprire questa meraviglia, questo sublime surrogato) e caffè, bello lungo e con tanto zucchero, alla faccia della dieta e della glicemia.

Quando vado al bar, invece, sono una di quelle che rompono i maroni ai baristi. Chiedo un caffè d’orzo lungo in tazza grande con zucchero di canna (strano che non mi abbiano mai chiesto se il cren lo voglio a parte). Ci vuole pazienza con chi sta smettendo di fumare, tanta tanta pazienza.

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Ragazzi, è dura.

Ragazzi, lo confesso: ieri sera stavo per cedere. Sono passati quasi tre mesi ma a me sembrano tre minuti da quanta è ancora la voglia di fumare. Se volete vi descrivo la sintomatologia: se state smettendo di fumare e osservate la presenza di uno solo di questi sintomi dovete prendere provvedimenti immediatamente. Se constatate la presenza di due o più sintomi contemporaneamente siete quasi senza speranza: o correte a casa e vi rimettete a leggere tutta la pappardella di Easy Way  (l’oblio duraturo è garantito) oppure vi conviene scolarvi una bottiglia di qualcosa di forte e andare a dormire anche se sono le tre del pomeriggio.  I sintomi sono, nell’odine:

1. Fumano tutti, tutti i vostri amici, tutti i passanti compresi i bambini, i muri, le sedie e i tavoli. Tutto il mondo fuma e si diverte tranne voi che siete troppo intenti a pensare a quanto dareste pur di fumarvi una cicchettina, o almeno un tiro. Uno solo. Mezzo.

2. Avete una grandissima voglia di ingurgitare smodatamente qualsiasi cosa di commestibile nel raggio di un chilometro o, in alternativa, di bere qualsiasi cosa di super alcolico anche la sambuca che non vi è mai piaciuta.

3. Nonostante vi sforziate di visualizzare immagini positive, tipo spiagge incontaminate, belle donne o uomini a seconda dei vostri gusti, montagne verdeggianti e cascate sonore, uccellini cinguettanti e tutto l’armamentario new age, l’unica immagine che vi sembra veramente positiva è quella di voi che aggredite un amico per sottrargli la sigaretta mezzo fumata.

4. Provate un forte senso di rimpianto per il periodo meraviglioso in cui fumavate liberamente e un gran pentimento per aver deciso di smettere.

Io ieri sera li avevo tutti, e anche altri su cui preferisco sorvolare.

Dura è la vita dell’orgoglioso che decide di smettere di fumare: non può neanche degnamente fare marcia indietro.

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Nel giorno del II complemese, un auto regalo artistico.

Oggi è l’11 marzo, ovvero siamo a circa due mesi dal giorno in cui ho assaporato per l’ultima volta (spero?) il piacere di una sana boccata di nicotina, tabacco e catrame. Ovviamente è una ricorrenza che va celebrata con un post tutto dedicato al tema principe di questo blog, ovvero l’atto, l’azione ed il percorso che porta a smettere di fumare.

Inizio subito ribadendo un concetto che si è andato delineando sempre più chiaramente nella mia mente man mano che i giorni sono trascorsi e che l’11 gennaio si è allontanato: fumare o non fumare è una scelta, non una costrizione. La nicotina provoca una dipendenza fisica smaltibile nel giro di una settimana al massimo. Tutto il resto sono chiacchiere, aria fritta, vaneggiamenti e alibi che ci creiamo per poter continuare a fumare. Questa per me è definitivamente una certezza, così come sono certa che se riprenderò sarà per volontà e non perchè non ce l’ho fatta, o per il momento particolare. La cicca non aiuta ad attraversare il momento particolare, e neanche a risolverlo.

Una buona birretta o una bottiglietta di vino sono sicuramente una scelta migliore!

Cin cin dunque, evviva! 100 di questi giorni! brindisi2unicostampa1.jpg

Per festeggiare l’anniversario ho deciso di regalarmi una chicca intellettuale: Vincent Van Gogh, una biografia raccontata mirabilmente da Giordano Bruno Guerri su Radio due. Alle otto della sera. Purtroppo non ho potuto ascoltarle tutte, ma dal sito del programma è possibile riascoltare tutte le puntate. A quanto pare Vincent era anche lui un accanito fumatore, e nell’ultimo periodo della sua vita spendeva i pochi soldi che aveva, tra le altre cose, in tabacco di scarsa qualità. La descrizione di Guerri è talmente vivace e azzeccata che sembra di vederlo: emaciato, sigaretta arrotolata in fretta tra le labbra, rapito dalla pittura tanto che la brace gli cade sulla camicia, bruciacchiandola.

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