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Ma allora ditelo …

Forse qui non ho mai scritto che da gennaio sto seguendo delle lezioni di yoga. Saverio, che tiene il corso, è molto bravo, e il posto dove lo facciamo è strepitoso: non la solita palestra, ma una barchessa di una villa veneta ristrutturata per ospitare attività di vario genere, corsi, piccoli concerti o spettacoli teatrali, mostre ed istallazioni. Purtroppo non ci sono foto di questo posto on line, prometto di rimediare quanto prima.

Bene, stasera abbiamo praticato le difficili posizioni dello Yoga, dette Asana, osservati dai protagonisti di incisioni ed acqueforti che fanno bella mostra di sè nella sala. C’era di tutto: filari di gelsi a delimitare i campi, ritratti, composizioni lineari e moderne, nature morte. Mi accorgo che il destino è contro di me mentre cerco di concentrarmi e stare in equilibrio nella posizione dell’albero, il vrkasana, questo insomma

solo che io sembro meno giunco e più baobab, come albero… Vabbè. Chi ho davanti mentre cerco di non franare indegnamente sul tappetino? Ho davanti due tizi aquafortati alla finestra che osservano il traffico e la strada. Riflesso sul vetro, un uomo seduto al tavolo. E cosa fa questo maledetto? Fuma. Fuma. Fuma. Ed un’ampia voluta invade parzialmente il quadro, e le mie narici mentali. Hai voglia a concentrarti …

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L’eleganza, ovvero l’arte dello scrocco

Domenica pomeriggio. Due amici si incontrano e chiacchierano del più e del meno, seduti al sole. Uno indossa una giacca dal taglio elegante e, da come la indossa, ne è evidentemente orgoglioso. L’altro, accendino alla mano, gli dice ammirandolo con aria sorniona: “Beh, proprio una bella giacca, complimenti, ti sta benissimo”. Il proprietario della giacca si inorgoglisce non poco, quando l’amico aggiunge : “Bella davvero, soprattutto il taglio delle tasche”. Tace e sorseggia la sua birra, compiaciuto.

“Non è che dentro quelle tasche avresti un pacchetto di sigarette per caso?”

Chapeau. 🙂


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Due sigarette

Per festeggiare i 1000 accessi al mio blog (grazie a tutti, anche a quelli capitati per caso), ho deciso di darmi all’arte. Anzi, chiedo venia per il ritardo, ma in questi giorni ho investito il poco tempo libero che avevo nella scrittura di un racconto per un concorso letterario: incrociamo le dita! Se, come penso, lo scarteranno, lo pubblicherò qui e mi direte com’è. Tornando all’argomento di stanotte, copio qui una bella poesia di Pavese che si intitola, puta caso, Due sigarette.

Ogni notte è la liberazione. Si guarda i riflessi
dell’asfalto sui corsi che si aprono lucidi al vento.
Ogni rado passante ha una faccia e una storia.
Ma a quest’ora non c’è più stanchezza: i lampioni a migliaia
sono tutti per chi si sofferma a sfregare un cerino.

La fiammella si spegne sul volto alla donna
che mi ha chiesto un cerino. Si spegne nel vento
e la donna delusa ne chiede un secondo
che si spegne: la donna ora ride sommessa.
Qui possiamo parlare a voce alta e gridare,
che nessuno ci sente. Leviamo gli sguardi
alle tante finestre – occhi spenti che dormono –
e attendiamo. La donna si stringe le spalle
e si lagna che ha perso la sciarpa a colori
che la notte faceva da stufa. Ma basta appoggiarci
contro l’angolo e il vento non è più che un soffio.
Sull’asfalto consunto c’è già un mozzicone.
Questa sciarpa veniva da Rio, ma dice la donna
che è contenta d’averla perduta, perchè mi ha incontrato.
Se la sciarpa veniva da Rio, è passata di notte
sull’oceano inondato di luce dal gran transatlantico.
Certo, notti di vento. E’ il regalo di un suo marinaio.
Non c’è più il marinaio. La donna bisbiglia
che, se salgo con lei, me ne mostra il ritratto
ricciolino e abbronzato. Viaggiava su sporchi vapori
e puliva le macchine: io sono più bello.

Sull’asfalto c’è due mozziconi. Guardiamo nel cielo:
la finestra là in alto – mi addita la donna – la nostra.
Ma lassù non c’è stufa. La notte, i vapori sperduti
hanno pochi fanali o soltanto le stelle.
Traversiamo l’asfalto a braccetto, giocando a scaldarci.

Ho poco da essere romantica comunque: sono le 2 e 16 del mattino, ho fatto mille kilometri oggi e vorrei solo dormire ma nell’appartamento sotto il mio è in corso la festa del secolo: il dj deve essere particolarmente ubriaco perchè sta proponendo, a volumi imbarazzanti anche per un rawe, delle famose hits degli anni ’80. Ma quel che è peggio è che il mio ragazzo, rincasando da una serata tra amici, si è precipitato a festeggiare anche lui, non si sa bene cosa. Per fortuna che non fumo più… a proposito di fumare: oggi mi sono pesata. Mi sa che parecchi dei prossimi post saranno dedicati alla mia dieta dimagrante. Ragazzi, se proprio dovete smettere di fumare, almeno fatelo in settembre.

E intanto qua sotto si balla …

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Matite e sigarette: ancora su Marjane Satrapi

Facendo un giretto per la rete ho trovato questa interessante intervista all’acclamata autrice di Persepolis, Marjane Satrapi, di cui ho già parlato qualche giorno fa.

L’intervistatrice, Deborah Solomon, le fa delle domande interessanti sulla sua posizione rispetto alla questione “femminile”, oltre che riguardo all’arte del fumetto. L’intervista si chiude con una domanda apparentemente banale: come mai, chiede la Salomon, ha scelto di vivere a Parigi. Ecco come risponde la nostra accanita disegnatrice:

Mi piace vivere lì perché posso fumare ovunque, ma questo sta cambiando. Forse andrò a stare in Grecia, perché là puoi ancora accenderti una sigaretta dove ti pare. Probabilmente alla fine lasceranno un solo paese in cui si permette di fumare, per tutti quelli che al mondo non vogliono smettere, e io andrò là. Fumare ti uccide, ma la vita ti uccide comunque, e se proprio non vuoi morire allora chiuditi in frigorifero appena nasci, così non ti capiterà nulla.

Ecco, se fossi ancora una fumatrice la penserei esattamente così.

Qui troverete il testo integrale dell’intervista.

Già che ci siamo, date anche un’occhiata a questo link: una bella recensione di Persepolis dal sito “Il Paese delle donne”.

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Non sei d’accordo con la politica demografica del tuo paese?

Un gruppo di dimostranti russi, a qualche giorno dalle elezioni, hanno deciso di esternare tutto il loro dissenso nei confronti delle politiche demografiche del loro allora non ancora eletto presidente Medvedev (che significa orso in russo), le quali mirano ad ottenere, attraverso una serie di incentivi e operazioni di impatto sociale, una forte crescita della popolazione che entro il 2045 dovrebbe arrivare a 145 milioni. Cosa decidono di fare i dimostranti?

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Accompagnati al museo di Biologia Naturale di Mosca da una specie di mago Zurlì con tanto di tuba, gli indignati cittadini si tolgono i vestiti e decidono, tutti insieme appassionatamente, di contribuire al raggiungimento degli obiettivi posti dal loro futuro presidente, giustificando per iscritto la loro performance: “Gli orsi si estingueranno presto! Dobbiamo sostenere gli orsi!”. Non c’è che dire: obbedienti e soprattutto pronti questi russi!

Cosa c’entra con smettere di fumare questo post? Assolutamente niente, ovviamente! Non posso mica solo pensare alle sigarette, altrimenti ammattisco! Poi, visto che siamo in clima di elezioni anche in Italia, cercavo un’apertura interessante per la categoria. Mi pare di averla trovata.

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Nel giorno del II complemese, un auto regalo artistico.

Oggi è l’11 marzo, ovvero siamo a circa due mesi dal giorno in cui ho assaporato per l’ultima volta (spero?) il piacere di una sana boccata di nicotina, tabacco e catrame. Ovviamente è una ricorrenza che va celebrata con un post tutto dedicato al tema principe di questo blog, ovvero l’atto, l’azione ed il percorso che porta a smettere di fumare.

Inizio subito ribadendo un concetto che si è andato delineando sempre più chiaramente nella mia mente man mano che i giorni sono trascorsi e che l’11 gennaio si è allontanato: fumare o non fumare è una scelta, non una costrizione. La nicotina provoca una dipendenza fisica smaltibile nel giro di una settimana al massimo. Tutto il resto sono chiacchiere, aria fritta, vaneggiamenti e alibi che ci creiamo per poter continuare a fumare. Questa per me è definitivamente una certezza, così come sono certa che se riprenderò sarà per volontà e non perchè non ce l’ho fatta, o per il momento particolare. La cicca non aiuta ad attraversare il momento particolare, e neanche a risolverlo.

Una buona birretta o una bottiglietta di vino sono sicuramente una scelta migliore!

Cin cin dunque, evviva! 100 di questi giorni! brindisi2unicostampa1.jpg

Per festeggiare l’anniversario ho deciso di regalarmi una chicca intellettuale: Vincent Van Gogh, una biografia raccontata mirabilmente da Giordano Bruno Guerri su Radio due. Alle otto della sera. Purtroppo non ho potuto ascoltarle tutte, ma dal sito del programma è possibile riascoltare tutte le puntate. A quanto pare Vincent era anche lui un accanito fumatore, e nell’ultimo periodo della sua vita spendeva i pochi soldi che aveva, tra le altre cose, in tabacco di scarsa qualità. La descrizione di Guerri è talmente vivace e azzeccata che sembra di vederlo: emaciato, sigaretta arrotolata in fretta tra le labbra, rapito dalla pittura tanto che la brace gli cade sulla camicia, bruciacchiandola.

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