Archivi tag: Persepolis

Matite e sigarette: ancora su Marjane Satrapi

Facendo un giretto per la rete ho trovato questa interessante intervista all’acclamata autrice di Persepolis, Marjane Satrapi, di cui ho già parlato qualche giorno fa.

L’intervistatrice, Deborah Solomon, le fa delle domande interessanti sulla sua posizione rispetto alla questione “femminile”, oltre che riguardo all’arte del fumetto. L’intervista si chiude con una domanda apparentemente banale: come mai, chiede la Salomon, ha scelto di vivere a Parigi. Ecco come risponde la nostra accanita disegnatrice:

Mi piace vivere lì perché posso fumare ovunque, ma questo sta cambiando. Forse andrò a stare in Grecia, perché là puoi ancora accenderti una sigaretta dove ti pare. Probabilmente alla fine lasceranno un solo paese in cui si permette di fumare, per tutti quelli che al mondo non vogliono smettere, e io andrò là. Fumare ti uccide, ma la vita ti uccide comunque, e se proprio non vuoi morire allora chiuditi in frigorifero appena nasci, così non ti capiterà nulla.

Ecco, se fossi ancora una fumatrice la penserei esattamente così.

Qui troverete il testo integrale dell’intervista.

Già che ci siamo, date anche un’occhiata a questo link: una bella recensione di Persepolis dal sito “Il Paese delle donne”.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in arte, cinema, femminismo, il fumo uccide, politica

Mimose e gelsomini – 8 marzo con Persepolis

Ieri sera siamo riusciti a trovare gli ultimi posticini liberi nella saletta già stipata del Piccolo Edera, a Treviso. Davano Persepolis, di Marjane Satrapi. Non mi dilungherò sulla trama, che potrete trovare qui, preferisco scrivere un paio di considerazioni personali su questo meraviglioso film e sull’otto marzo.

1) Il film è incredibile: divertente, commuovente, appassionante, irriverente. Dal punto di vista della resa, dello stile grafico, la coerenza con il contenuto è centrata, anzi: direi che è perfetta. Nel nostro tempo le immagini hanno perso di valore: la continua esposizione del corpo umano, ad esempio, in ogni possibile situazione, dalla più cruda alla più intima, ne ha depauperato, per essere ottimisti, il valore e l’importanza ideale. Il segno grafico invece, come in questo caso, permette di focalizzare l’attenzione sull’essenza e non sull’involucro delle situazioni e delle persone. Come ripete la nonna della protagonista che, con i suoi meravigliosi gelsomini nel reggiseno è forse il personaggio più indovinato dell’intero film, la corenza e l’integrità sono ciò a cui Marjane deve fare attenzione nella vita; ecco che la forma ed il contenuto si integrano e compenetrano, formando un tutt’uno coerente e poetico.

Geniale anche la storia della rivoluzione raccontata con i burattini, ed il particolare degli occhi, vuoti e bianchi, del dimostrante assassinato dall’esercito e sollevato dai compagni sopravvissuti, tutte figure stilizzate nere su sfondo grigio. E che dire delle due megere velate che, come due grossi vermi, minacciano la bambina solo per la sua preziossima toppa, simbolo del decadimento occidentale?

2) Marjane Satrapi è una donna, così come il suo alter ego nel film (o nel fumetto): sarò anche vetero femminista, ma non posso che gioire per questo. In più penso che solo uno sguardo femminile ironico, colto e sarcastico come quello della narratrice di questo racconto possa dare voce e corpo ad un messaggio talmente delicato che potrebbe facilmente essere frainteso, manipolato, asservito ad altri scopi. Invece l’autrice lo stringe forte, lo sviluppa fino all’ultimo disegno, lo sostiene con l’ironia e lo fa crescere fino infondo. Questo sì che è un otto marzo!

Bene, ho scritto più o meno tutto quello che avevo in mente (a fatica perchè i mai abbastanza maledetti vicini di casa pensano che sia lecito far vibrare i muri del condominio con il loro stramaledettissimo impianto sorround). Vi chiederete cosa c’entra questo film con lo smettere di fumare, il fil rouge di questo blog … beh, penso che già la locandina possa essere un buon indizio:

persepolis3.jpg
Non mi resta che consigliare a tutti di correre al cinema a vedere questa perla, augurare buon otto marzo a quelli che ci credono ancora, e andare a prendermi un cachet per colpa di questi zoticoni e di chi gli ha fatto credere che la loro vita sarebbe migliorata se avessero acquistato un impianto home teather. Viagiar descanta, ma chi parte mona, torna mona, e resta mona anche se non parte, aggiungo io.

Lascia un commento

Archiviato in cinema, cosa, femminismo, quando