Antefatto

Le tappe che mi hanno portato a maturare cotanta decisione sono sostanzialmente due.

1. Durante la seconda settimana di gennaio mi trovavo a Galway, in Irlanda, per un incontro di lavoro. Eravamo usciti a cena con tutto il gruppo di lavoro, una quindicina di persone in tutto. Finita la cena, guadagnamo faticosamente l’uscita (dopo 5 piani di intricatissime scale, il locale era veramente labirintico) per accenderci la tanto agognata sigaretta. Eravamo circa in 5, donne. Ci piazziamo davanti alla porta di ingresso del locale e ciascuna di noi tira fuori il pacchettino, chi azzurrino, come me, chi dorato, chi bianco-azzurro come la mia collega. Io ovviamente perdo tempo frugando nelle ottocento tasche della borsa e l’unica irlandese del gruppo, credendo che mi fossi ritrovata senza l’amato bene, mi porge il suo pacchetto bianco-oro e me ne offre una delle sue. Io ringrazio e le mostro il mio pacchetto che è finalmente riemerso dai meandri della borsa. A quel punto mi accendo la sigaretta e in quel mentre la collega irlandese ci chiede: ” Sapete quanto l’ho pagato questo?” brandendo a mò di sfida il proprio pacchettino. Noi ignare (tutte rigorosamente provenienti dalla bassa europa, chi più chi meno) in coro: “No, quanto?”, e lei, tra il beffardo e lo spocchioso: “seven euros fifty“. Sette euro e cinquanta centesimi. Va bene che i loro stipendi saranno più alti (più del mio ci vuole ben poco), ma seven euros fifty per un pacchetto di sigarette mi pare un’esagerazione.

In quel momento mi sono vista anziana e malferma, in coda alle poste a ritirare la misera pensioncina accumulata dopo anni di co.co.pro., per poi trascinarmi verso il tabaccaio (ammesso che ce ne saranno ancora, con quello che costeranno le sigarette forse farebbero bene a cambiare nomi: gioiellieri?) e riversare l’intero contenuto della busta per avere in cambio un paio di striminziti pacchettini di tasse e tabacco di seconda scelta. E arrancante sulla strada di casa, attenta che qualche mariuolo non me li strappasse di mano.

Inquietante , eh?

2. La seconda ragione è di ordine pratico. Sarà il freddo, sarà la Guinnes, fatto sta che un paio di giorni prima di tornare a casa mi becco l’influenza. Le solite cose: febbre alta, spossatezza, tosse. La collega che mi ha sopportato ed accudito in quei due giorni stava finendo le sigarette, e le si le si prospettava un esborso pari al valore di una discreta bottiglia di vino per procurarsele. Incapace di intendere e di volere, con la coscienza obnubilata dalla febbre, in un gesto di magnanimità decido di regalarle le mie. Tanto in quello stato di morte apparente non me ne sarei fatta granchè.

Tutto è iniziato così.

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3 risposte a “Antefatto

  1. Pingback: 11 Gennaio 2008 - 12 Febbraio 2008 - IMPL « io smetto - Diario di come smetterò di fumare (forse)

  2. oh

    Davvero un bel Blog, peccato che lo hai interrotto. Com’è andata?

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