Archivi del mese: aprile 2008

Keep the motivation – Il Picnic

Ho letto in giro che una delle minacce principali che adombrano il sentiero luminoso dell’ex fumatore (e dell’ex fumatrice) è la perdita di motivazione (lo so, fa molto iuessai, ma tant’è, se la sono inventati loro questa cosa della motivazione e io gliene rendo merito) con conseguente aumento esponenziale delle possibilità di ricaduta nel meraviglioso vortice della nicotina. Ecco allora che procedo con il giochetto più vecchio del mondo : l’autoconvincimento. Ne ho una per tutte le stagioni: non sono mai stata così magra in vita mia (estate) – il mio lavoro mi piace un sacco (sempre) – tutto sommato non mi interessa molto della moda (di solito al cambio stagione, quando ti rendi conto che l’anno precedente andavi in giro con delle cose improponibili) – chissenefrega di quello che pensano gli altri (sempre) – con questi capelli corti sembro più giovane (oggi 😦 ). Ora è il turno di “fumare non mi è mai piaciuto”.

E’ primavera e, grazie alle feste ed al sole ritrovato, noi si suole ormai da qualche anno ritrovarci in campagna, finchè ce ne rimane una, con l’unico obiettivo di aumentare smisuratamente il nostro CIL (Colesterolo Interno – Lardo) con sfiziose merende a base di porchetta e vino rosso. Tale illustre simposio prende il nome di Candola, dallo strumento che serve per estrarre il vino dalla damigiana. Orbene, fu proprio in occasione di uno di questi lieti convivi, quattro anni orsono, il primo momento in cui mi resi conto che ero completamente dipendente dalle maledette cicche. Immaginate la scena: domenica pomeriggio inoltrato, penso fosse il 2 giugno. Nessuno dopo tutta la giornata ha più neanche l’ombra di una sigaretta, siamo sul Brenta ed il primo distributore (è domenica) chissà dov’è, nessuno ha voglia di andare all’avanscoperta. I fumatori si scrutano tra di loro per cogliere in flagrante il più ingenuo, il più inetto o il più brillo tra loro che malauguratamente si sogni di estrarre il pacchetto ancora pieno dalla tasca. Alcuni si allontano verso la macchina, soli, con fare guardingo e misterioso, per tornare dopo qualche minuto con l’aria di chi ce l’ha fatta. Io, completamente senza cicche, perdo qualsiasi desiderio: niente pallavolo, niente partita di carte, chissenefrega del freesbe, lungi da me vino e porchetta: l’unica cosa che voglio è una sigaretta. Dopo parecchie ore in questo stato , la proverbiale illuminazione mi folgora, appunto, come una botta in testa: sono completamente succuba delle sigarette, anche se non mi piacciono poi tanto, anche se non fumo senza chewing gum. Decido così di iniziare il primo calvario, durato ben poco: dopo qualche mese riprendo alla grande.

Riuscirò anche questa volta a superare la prova pic nic? Domani, 25 aprile, l’ardua sentenza! Intanto, sotto con il keep the motivation. Devo scrivere 200 volte la frase: fumare non mi è mai piaciuto.

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(Vale il copiaincolla?)

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Ma allora ditelo …

Forse qui non ho mai scritto che da gennaio sto seguendo delle lezioni di yoga. Saverio, che tiene il corso, è molto bravo, e il posto dove lo facciamo è strepitoso: non la solita palestra, ma una barchessa di una villa veneta ristrutturata per ospitare attività di vario genere, corsi, piccoli concerti o spettacoli teatrali, mostre ed istallazioni. Purtroppo non ci sono foto di questo posto on line, prometto di rimediare quanto prima.

Bene, stasera abbiamo praticato le difficili posizioni dello Yoga, dette Asana, osservati dai protagonisti di incisioni ed acqueforti che fanno bella mostra di sè nella sala. C’era di tutto: filari di gelsi a delimitare i campi, ritratti, composizioni lineari e moderne, nature morte. Mi accorgo che il destino è contro di me mentre cerco di concentrarmi e stare in equilibrio nella posizione dell’albero, il vrkasana, questo insomma

solo che io sembro meno giunco e più baobab, come albero… Vabbè. Chi ho davanti mentre cerco di non franare indegnamente sul tappetino? Ho davanti due tizi aquafortati alla finestra che osservano il traffico e la strada. Riflesso sul vetro, un uomo seduto al tavolo. E cosa fa questo maledetto? Fuma. Fuma. Fuma. Ed un’ampia voluta invade parzialmente il quadro, e le mie narici mentali. Hai voglia a concentrarti …

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Smetto con uno e attacco con l’altro

Era troppo bello per essere vero. Come da copione, la mia vita non poteva scorrere fluida e libera dalle dipendenze. No, neanche per sogno. Smetto, anzi, tento di smettere con le sigarette ed attacco con il caffè.

Eh già. Passata indenne attraverso una gincana di genitori morbosamente attaccati alla macchinetta del caffè, compagni di appartamento e amici ultraortodossi della moka e colleghe assatanate di caffeina, ecco che mi ritrovo ora a smaniare per questo composto scuro e allappante, dall’odore sommamente disgustoso ma, chissà perchè, assolutamente irresistibile. Però… ovviamente c’è sempre un però. Così come non fumavo se non avevo una gomma da masticare perchè fondamentalmente il sapore della sigaretta mi faceva schifo, così ora non mi bevo mica il caffè in quanto tale, non sia mai. Ci devo sempre mettere del mio, io. Quindi, tra tutte queste opzioni che abbiamo a disposizione, quale scelgo?

Non ne scelgo nessuna, ovviamente!

A me piace solo ed esclusivamente questo: .

Non è per fare pubblicità, ma è veramente una cannonata, una bomba, orzo (che è quello che bevevo anche prima di scoprire questa meraviglia, questo sublime surrogato) e caffè, bello lungo e con tanto zucchero, alla faccia della dieta e della glicemia.

Quando vado al bar, invece, sono una di quelle che rompono i maroni ai baristi. Chiedo un caffè d’orzo lungo in tazza grande con zucchero di canna (strano che non mi abbiano mai chiesto se il cren lo voglio a parte). Ci vuole pazienza con chi sta smettendo di fumare, tanta tanta pazienza.

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L’eleganza, ovvero l’arte dello scrocco

Domenica pomeriggio. Due amici si incontrano e chiacchierano del più e del meno, seduti al sole. Uno indossa una giacca dal taglio elegante e, da come la indossa, ne è evidentemente orgoglioso. L’altro, accendino alla mano, gli dice ammirandolo con aria sorniona: “Beh, proprio una bella giacca, complimenti, ti sta benissimo”. Il proprietario della giacca si inorgoglisce non poco, quando l’amico aggiunge : “Bella davvero, soprattutto il taglio delle tasche”. Tace e sorseggia la sua birra, compiaciuto.

“Non è che dentro quelle tasche avresti un pacchetto di sigarette per caso?”

Chapeau. 🙂


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Da cosa si vede se uno fuma.

Un post più leggero per smaltire la sbornia triste del post elezioni.

Qualcuno è capitato nel mio blog cercando esattamente queste parole chiave: da cosa si vede se uno fuma. Questo è un grido d’allarme che non può rimanere inascoltato. Allora, in ordine sparso ti scrivo, caro amico sconosciuto (ci scommetto che sei un maschietto) i vari indizi che portano all’inevitabile conclusione: uno si dota di sigarette, accendino, cerini, cartine, tabacco, filtrini ed altri gadget esteticamente orrendi, insomma tutto l’armamentario del giovane tabagista/fumatore. Siccome l’adolescente è di per se sbadato lascia in giro i pezzi: è inevitabile che si faccia sgammare. Occhio soprattutto alle cartine trasparenti che foderano i pacchetti di sigarette: non si sa perchè, ma non stanno mai al loro posto … Se si tratta di un adolescente precisino è più dura, ma tendenze maniaco ossessive (tipo urla sfrenate se si sfiora con il pensiero la tasca destra del giubbetto) rivelano a volte più di quanto si tenderebbe a pensare. Poi una certa aria da arrivato, da uno che ha scoperto come va il mondo, che si sa divertire, che sa stare al gioco, uno tranquillo insomma. Elementi fisici che tradiscano il fumatore secondo me non ce ne sono, se è quello che indendevi.

Se invece la richiesta proveniva da una bimba le dico solo una cosa: lascia perdere. Si va da lì alla playstation (o quello con cui giocano adesso) fino a 30 anni. Trovatene uno in gamba, che da qualche parte ce ne saranno ancora, se proprio devi.

Chissà se ho imbroccato. Amico o amica sconosciuti, per favore fatemi sapere se ho indovinato. Sherlock che non sono altro, si vede che anni e anni di tabagismo non mi hanno del tutto rovinato. 🙂

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Cinque anni di celodurismo davanti.

Si vede che ai miei compaesani basta e avanza uno che minaccia insurrezioni armate perchè i simboli sulla scheda elettorale non si leggono bene (forse non li legge lui, a me e a mia nonna di novant’anni parevano chiarissimi); si vede che le mie concittadine non si sentono per nulla offese dalle battute machiste del capo del governo designato; si vede che i miei vicini di casa e compagni di scuola sentono che i loro interessi sono tutelati da gente che da più di 15 anni urla e strepita ma che di concreto, quando ne ha avuto la possibilità, per le nostre terre non ha fatto un bel niente; si vede che i nostri insegnanti e gli adulti che ci hanno cresciuto non hanno saputo trasmetterci altro che l’attaccamento al nostro peraltro esteticamente discutibile campanile. Evidentemente, i nostri compaesani doc e stranieri hanno bisogno della catarsi collettiva, di sentirsi le vittime designate di uno stato che non c’è, e di credere che se i servizi pubblici fanno schifo è colpa dei romani, degli stranieri e comunque de “chealtri”. Noi, che da che mondo è mondo tiriamo a lucido il pavimento dentro casa e bruciamo la plastica in cortile; noi, che dalla notte dei tempi rincorriamo il mito del vestito della festa; noi, che le donne fino a 60 anni fa le facevamo mangiare sulle scale. Noi, a quanto pare non abbiamo ancora capito un cazzo.

Ecco i risultati delle elezioni al mio paese:

cameranosimboli

Si invitano pertanto tutti i cittadini maschi a rifornirsi di viagra e fazzoletti verdi, le cittadine a minursi di sorrisi e scollature, ed entrambe le categorie così agghindate a riunirsi sulla pubblica piazza, dove intoneranno in coro che la Lega ce l’ha duro, che Roma è ladrona, e che Silvio c’è e grazie Silvio, giurando nel contempo sulla testa dei propri figli che credono nella capacità di questi individui di risollevare le sorti di questa nazione. Poi potranno poi brindare tutti insieme grazie ai miliardi risparmiati dall’ICI sulla prima casa. E lasciateci lavorare!

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Tristezza fondamentale.

Scrivo poco in questi giorni perchè fondamentalmente sta andando tutto bene: sono andata a correre con una discreta regolarità, la casacchetta che ho acquistato è un amore, non fumo e non ho voglia di fumare, e statisticamente parlando ho risparmiato circa 270 euro dall’inizio dell’anno (siamo a tre mesi finiti dal momento del gran rifiuto). Ciononostante ho la tristezza fondamentale (come scrisse un alunno di mia madre in un tema in classe, fantastico) nel cuore. Perchè? Elenco i motivi atmosferici:

1) Piove sempre;

2) Piove sempre;

3) Anzi adesso grandina;

4) Se mi fossero piaciuti i climi da foresta pluviale sarei andata a vivere in amazzonia;

5) A causa di sto tempo maledetto, tutti i semini che ho piantanto (lathyrus odoratus, antirrhinum majus e altre fiorellini vari) non cresceranno mai;

6) Ho freddo ma il riscaldamento è stato spento perchè siamo in Unione Sovietica e quando è estate, è estate.

E questi sono i motivi climatici. Sugli altri ci sarebbe da scrivere per settimane, anche se non credo ne valga la pena, un diario depresso non aiuterà chi decide di smettere di fumare come ho fatto io. Meglio restare allegri, anche perchè fra 13 minuti chiudono i seggi elettorali e inizieremo la sagra degli exit poll e dei brogli e chi più ne ha più ne metta, quindi avrò di che essere ancora più depressa.

Concludo dicendo che ho visto Report ieri sera, è stata per quanto mi riguarda la puntata più interessante della stagione, che mi ha portato ad iscrivermi a guesto GAS (gruppo di acquisto solidale). Appena avrò dettagli lo scriverò anche in questo blog.

Saluti, baci, e speriamo che torni il sole in senso fisico e metaforico.

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